|
“Le anime più forti sono quelle temprate dalla sofferenza. I caratteri più solidi sono cosparsi di cicatrici.” (aforisma del poeta libanese Kahlil Gibran). Nella nostra comunità di cicatrici se ne vedono molte, alcune sono ben visibili sulla pelle dei nostri ragazzi, altre, altrettanto evidenti, sono scritte non sulla carne, bensì sull'anima e sulla psiche. La cicatrice indica che una ferita si è rimarginata, pur lasciando un segno. Spesso tuttavia ad Acquaviva si incontrano ferite aperte, ancora sanguinanti, e sempre molto dolorose. Il nostro compito è quello di aiutare i ragazzi a cicatrizzare il proprio disagio, il che non significa renderlo cronico, ma elaborarlo, comprenderlo, dargli un significato ed in parte anche accettarlo. Il minore urla il proprio malessere in mille modi, spesso con agiti violenti, a volte col silenzio ed il ritiro. La comunità, attraverso le sue mura e le competenze relazionali dei suoi operatori, dà un confine a tali agiti, un luogo di espressione all'interno del quale i ragazzi possono confrontarsi col proprio malessere e “vincere” le loro battaglie. Uso questo termine perchè penso che gli ospiti di questo luogo siano dei “guerrieri”. Lo penso perchè con loro si ha spesso l'impressione di combattere e, come accade in battaglia, si vivono spesso emozioni primarie quali la paura, la rabbia, a volte la gioia, e vissuti intensi quali il senso di sconfitta, d'impotenza e a volte di trionfo. Così qui dentro sono ormai due anni e mezzo che combattiamo con loro e contro di loro, come alleati e nemici allo stesso tempo. Questo forse potrà sembrare strano e qualcuno potrebbe chiedersi: perchè “contro”, perchè come “nemici”? Il minore in effetti ha bisogno del nemico, o meglio, ha bisogno del “buon nemico”, per andare a fondo nel proprio malessere e vincere la propria battaglia. Il buon nemico è quello che non si tira indietro, che combatte, ma senza uccidere, che permette il confronto, il dibattito, il dialogo, e quindi la scoperta delle proprie risorse e competenze e l'insight sulle proprie problematiche e sui propri limiti. Si tratta di un processo complesso attraverso il quale si cerca non solo di curare il sintomo, ma anche di scoprire e valorizzare le risorse di questi “guerrieri” dell'anima che, se presi in considerazione nella loro interezza e peculiarità, sono in grado di rivelare doti di profonda umanità e spiccata originalità. Qui, in mezzo ai monti, tra queste quattro mura di un vecchio rudere ristrutturato, giorno dopo giorno si consumano energie in attività più o meno banali, dal turno cucina al laboratorio di ceramica, dal riordino delle camere all'attività fisica, ma si fa tutto questo in un modo che non è mai scontato, sempre alla ricerca di un modo per crescere, e con quell'originalità e quella fantasia che solo i veri guerrieri sanno mettere in gioco!
|