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Le teorie dello sviluppo psicologico dell'individuo hanno da sempre sottolineato l'importanza del legame madre-bambino, in particolare nei primi 2-3 anni di vita. Secondo la teoria dell'attaccamento di J. Bowlby i comportamenti e le attenzioni del bambino in questa fase della vita si dirigerebbero verso un'unica figura che coinciderebbe, in assenza di condizioni particolari, con la madre biologica. D. Winnicot sottolinea l'importanza della “preoccupazione materna primaria”, vale a dire di quello stato di attenzione selettiva che consente alla madre di rispondere in maniera adeguata ai bisogni del bambino fin dai primi giorni di vita e anche prima, durante la gravidanza. Winnicot inoltre comprende l'importanza del gioco ed in particolare del gioco transazionale, vale a dire quella particolare situazione di gioco nella quale il bambino utilizza un oggetto come viatico per far fronte alla frustrazione ed al dolore derivanti dal distacco con la figura primaria di attaccamento. Anche la psicoanalisi ortodossa ha affermato l'importanza di un oggetto libidico unico ed esclusivo nei primissimi momenti della vita del bambino, incarnato nel seno materno, e solo successivamente nella madre nel suo complesso. A ben vedere esiste tutta una costellazione di teorie che porterebbe a pensare che la salute e il disagio del bambino dipenderebbero, almeno nella primissima infanzia, esclusivamente dalla qualità della relazione diadica con la madre. In realtà lo stesso Bowlby ammise l'esistenza di attaccamenti plurimi, anche se non ne approfondì la natura; inoltre si può supporre che Winnicot stesso avesse intuito che è il padre, e non l'oggetto transazionale, il primo mediatore della relazione madre-bambino. La psicoanalisi lacaniana, dal canto suo, ha approfondito l'importanza della mancanza della figura paterna nell'insorgenza della psicopatologia psicotica nell'individuo riducendo, almeno in parte, lo sbilancio dell'attenzione dedicata alle due figure genitoriali. Di fatto, nella misura in cui il padre viene considerato un accessorio non necessario nella crescita e nello sviluppo psicologico del bambino, le ricerche e la clinica stessa finiscono per occuparsi solo superficialmente degli aspetti legati alla paternità, dando in tal modo un'importanza marginale alle interazioni padre-bambino e alla qualità di tale relazione sulla vita e sullo sviluppo dell'individuo.
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